Mamma Africa ONLUS


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Mondo del gusto 31.05.2013

Dicono di noi

Abibata Konatè, se la bontà assume altri significati
di Marco Blanco
31 maggio 2013

Ha un bellissimo sorriso che ne illumina il volto Abibata Konatè, due occhi profondi che brillano di tenerezza e affetto per i bambini della sua terra. Sembra quasi meravigliarsi quando qualcuno la chiama ancora con il suo nome: perché per tutti, ormai, lei è diventata “Mamma Africa”.
Abibata Konatè. Originaria della Costa D’Avorio, cuoca internazionale e mediatrice culturale, forse qualcuno la ricorda come la vincitrice di due edizioni del Couscous Fest di San Vito lo Capo (Tp) e forse di questo si dovrebbe parlare su una testata dedicata all’enogastronomia e al turismo. Della sua bravura di cuoca creatrice del couscous che ha deliziato mercoledì 8 maggio i palati fortunati dell’Osteria dei Sapori Perduti di Modica (Rg), della sua capacità di unire l’identità siciliana e la cultura africana in un solo piatto complesso e laborioso come pochi.
Abibata Konatè sorride, sorride sempre. Passa tra i tavoli nel suo elegantissimo abito verde con il piatto di couscous tra le mani mentre il profumo si spande per tutta la sala. Eppure il couscous, per quanto eccezionale, passa in secondo piano quando “Mamma Africa” comincia a raccontare la sua avventura e il progetto di cooperazione internazionale che è nato grazie al suo spirito di solidarietà.
Abibata arrivò a Palermo diciotto anni fa: da allora tanti emigrati hanno trovato in lei un punto di riferimento, un ponte tra le due culture e spesso anche un pasto e un letto nella sua piccola casa nel quartiere dell’Albergheria. Eppure Abibata non si è fermata a questo. “Mamma Africa” è adesso presidente dell’omonima organizzazione che si occupa di cooperazione internazionale con un’attenzione particolare all’area dell’Africa centrale.
È un fiume in piena “Mamma Africa” quando parla del progetto che la sua onlus sta sostenendo a Ziga, un piccolo villaggio del Burkina Faso. Una serata di raccolta fondi organizzata a Modica (Rg) all’Osteria dei Sapori Perduti da Carmelo Muriana, proprietario del ristorante e parte attiva nelle ultime missioni africane dell’associazione di cui Abibata è presidente, ha permesso a chi ancora non ne fosse al corrente di conoscere lo straordinario lavoro che “Mamma Africa onlus” sta portando avanti.
A Ziga esiste un “ambulatorio” in cui le donne del villaggio e dei paesi vicini vanno a partorire e dove si presta soccorso ai malati. Niente più che alcune stanze malridotte che tuttavia rimanevano l’unico “presidio medico” dell’area.
Nell’ultima missione “Mamma Africa onlus” ha restaurato l’ospedale in modo da renderlo igienicamente accettabile e lo ha dotato di attrezzature e arredi, presidi medici chirurgici e dispositivi sanitari nonché di un dispensario con i farmaci raccolti; anche un’ambulanza è stata donata alla struttura.
L’organizzazione si sta adoperando anche per la costruzione di una scuola di artigianato che consenta la formazione professionale di uomini e donne del villaggio nella speranza di offrire loro una concreta prospettiva lavorativa e una possibilità di sviluppo nel loro Paese.
Scopo del progetto non è dunque l’ennesima azione filantropica che, per quanto lodevole, lascia intatti i drammatici problemi dell’Africa ma la volontà di costruire un progetto di sviluppo su piccola scala che possa migliorare le opportunità di accesso al lavoro degli abitanti di una piccola provincia del Burkina Faso.
In questo modo si consentirebbe loro di lavorare in condizioni più umane e dignitose senza dover ricorrere necessariamente al trauma dell’emigrazione che distrugge le famiglie e i rapporti umani, impoverisce il territorio e rischia di cancellare la cultura di un intero popolo.
Il successo della serata di “fund rising” è visibile quando i partecipanti escono ordinatamente salutando e ringraziando gli organizzatori. E “Mamma Africa” sorride. Ma lei sorride, sorride sempre.
È il sorriso del giusto il suo. Il sorriso di chi, nonostante la miseria in cui rischia di sprofondare la sua terra, sa che c’è ancora spazio per credere nell’identità e nella storia di un grande continente, nella volontà di riscatto e nella speranza.


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