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L'economia

Il Burkina Faso

Il Burkina Faso è uno tra i paesi economicamente più poveri al mondo. Due fattori che contribuiscono a questa situazione sono la cronica scarsità di risorse naturali e la mancanza di uno sbocco sul mare. Con una popolazione prevalentemente agricola (circa il 90% impegnata nell’agricoltura di sussistenza), il tasso di povertà è fortemente legato al progressivo degrado delle condizioni climatiche. In particolare, le frequenti siccità e la progressiva desertificazione del suolo stanno peggiorando il regime alimentare e aumentando le migrazioni, prima dalle campagne alle città, poi dalle città all’estero.
Le principali colture di sussistenza sono il miglio, l’arachide, il sorgo, il grano e il riso. Il cotone, seguito dall’arachide, è l’unica coltura di piantagione ed è praticata in maniera intensiva e su larga scala soprattutto nel sud del paese, più ricco di acqua.
Il Burkina Faso è uno degli esportatori mondiali di cotone. Una situazione paradossale se si considera che il 45% della popolazione soffre di denutrizione cronica. Il fenomeno affonda le radici nel XIX secolo, quando l’economia nazionale era guidata dalle esigenze di consumo dettate dalla potenza coloniale. Oggi l’agricoltura fatica a decollare come settore economico a causa di una serie di problemi strutturali che sono ulteriormente aggravati dalle politiche che regolano il commercio internazionale.
A fronte di questa difficile situazione, il Ministero dell’Agricoltura del Burkina Faso ha individuato delle filiere agricole prioritarie (cereali, tuberi, cotone, frutti, legumi, oleaginose, niébé) elaborando dei relativi piani di sviluppo volti a rafforzare le produzioni locali e diminuire la dipendenza delle importazioni, con l’obiettivo di favorire una maggiore organizzazione dei produttori e la varietà alimentare.
Si tratta di un processo iniziato nel lontano 1999, con l’approvazione da parte del Governo del
Piano operativo per lo sviluppo agricolo, che individuava alcune linee d’azione considerate prioritarie per portare il Paese al di sopra della soglia della povertà estrema: rafforzamento della sicurezza alimentare, aumento dei redditi delle famiglie rurali e opportunità di lavoro ai giovani nei villaggi per contrastare l’urbanizzazione incontrollata.
Dal 1998 il Burkina Faso ha avviato una graduale privatizzazione delle imprese statali e nel 2004 ha rivisto il suo codice di investimento per favorire gli investitori esteri. Come risultato di questo nuovo codice e di altre normative, favorendo il settore minerario, il paese ha visto una ripresa in esportazione di oro: la produzione è raddoppiata tra il 2009 e il 2010, anno in cui l'oro era diventata la principale fonte di entrate da esportazione. Due nuovi progetti minerari sono stati lanciati nel corso del terzo trimestre del 2011.


Il villaggio in cui opera Mamma Africa, Ziga, è prettamente rurale e pertanto gli interventi che l'associazione si prefigge di promuovere sono concentrati proprio nel settore agricolo e dell'allevamento di bestiame.


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