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Febbraio-Marzo

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Resoconto missione febbraio-marzo 2012
di Marika Caprera

Dopo un anno finalmente riusciamo a ritornare in Burkina Faso.
Anche questa volta è la stagione secca ma per fortuna le temperature sono leggermente più miti. In Burkina non piove da due anni. Potete quindi immaginare la situazione grave che abbiamo trovato. Tutti i bacini d’acqua che ricordavamo floridi sono completamente essiccati o in fase di esaurimento. I prezzi degli alimenti e del bestiame stanno salendo velocemente. I campi sono secchi e i villaggi sono svuotati perché molti si recano all’avventura fuori pur di trovare un lavoro. Tutto sommato però al momento i pozzi d’acqua sono ancora sufficienti.

Il primo problema verificatosi durante la missione è stato il mezzo di trasporto. Le spese sostenute per la manutenzione e le riparazioni del pulmino sono state ingenti e il mezzo a fatica percorre le strade non asfaltate del paese. Ma, considerate le pessime condizioni dei mezzi di trasporto in Burkina Faso o i costi esosi per il noleggio di un mezzo più decente, accontentiamoci anche per non gravare sulle spese di missione dei partecipanti e invece attiviamoci per trovare in donazione un mezzo più idoneo.

Le condizioni del presidio sanitario sono discrete e i restauri fatti sono abbastanza mantenuti. L’ostetrica è cambiata e credo che sia stato un gran bene. Natalie, la nuova ostetrica, sembra molto disponibile e paziente. Come al solito, invece, si è verificata in nostra assenza una dispersione dei farmaci inviati, per cui abbiamo deciso di ridurre l’invio dei farmaci esclusivamente a quelli più comunemente utilizzati e di distribuirli personalmente durante le missioni finché non verrà risolta la questione della prescrivibilità degli stessi direttamente nel villaggio.
Questa distribuzione gratuita dei farmaci al di fuori dell’ospedale ha portato alla luce delle realtà terribili. Molti malati, soprattutto bambini con gravi denutrizioni, si fanno avanti nella speranza di ricevere una medicina miracolosa gratis. Purtroppo, una volta individuati i casi più gravi e inviati per le dovute cure (spesso senza speranze) al presidio sanitario, spesso l’indomani si sono verificati i decessi degli stessi malati. Ovviamente il sospetto forte è che vengano soppressi una volta che la famiglia è messa di fronte all’idea di dover pagare le cure. Questo deve farci riflettere sulla profonda povertà e sul fatto che le nostre azioni devono essere ancora più caute.
Da quando abbiamo iniziato il nostro lavoro nel villaggio il numero di bimbi che nascono nel presidio sanitario è aumentato e questo ci conforta riguardo al lavoro che stiamo facendo. Abbiamo anche fatto un’indagine statistica sulla natalità, analizzando i registri nascite presenti in ospedale e assistendo personalmente alle interviste anamnestiche alle donne visitate in ospedale. Purtroppo la mortalità rimane ancora piuttosto alta nel villaggio, si attesta intorno al 40%.
Abbiamo anche effettuato una distribuzione di farmaci contro le parassitosi intestinali insieme ad una formazione all’igiene quotidiana di base. Il livello di ignoranza a questo riguardo è disarmante e quindi è opportuno insistere su questo punto finché le madri dei bambini non cominceranno finalmente a rendersi conto dell’effettiva efficacia dell’igiene quotidiana, anche con la semplice acqua, come prevenzione di molte malattie.
L’ambulanza donata al villaggio è in servizio ma stenta a partire la campagna di adesione alla mutua per aderire gratuitamente al servizio di trasporto d’urgenza. Pare che ciò sia dovuto al fatto che, benché il comitato di gestione sia affidato a rappresentanti delle due etnie presenti nel villaggio, ci siano diffidenze da parte di ognuna delle due etnie nei confronti dei gerenti il comitato di gestione. Speriamo nelle prossime missioni di poter fare delle riunioni generali con gli abitanti del villaggio in modo da convincerli della trasparenza dell’amministrazione e rendere sempre più efficiente il servizio.
Oltre a ciò si rileva ancora un’ingenuità nell’amministrazione del servizio ambulanza dato che sia chi aveva contratto la mutua sia chi non aveva versato nulla ha usufruito gratuitamente del servizio i cui costi sono stati coperti dalla vendita degli indumenti inviati con il container.

Abbiamo effettuato ulteriori rilievi utili per la messa in opera di un impianto fotovoltaico e fatto indagini sui metodi di coltura e soprattutto sulle conoscenze degli uomini del villaggio riguardo la concimazione naturale del terreno e sui sistemi di irrigazione.
Anche in questo caso regna l’assoluta ignoranza. Insieme all’associazione Bayty BaytiK stiamo sostendendo il lavoro della Cooperativa Jigiseme, una cooperativa di donne di Ziga. Seguiamo da vicino e sosteniamo la loro produzione di burro e sapone di karitè ed è stato creato un orto i cui frutti le donne possono vendere al mercato.


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